I videogiochi aggressivi causano violenza in chi li usa?

Quando si parla di videogiochi aggressivi, inevitabilmente si parla di aumento di violenza nei giocatori che di solito sono rappresentati da ragazzini. Per tale motivo, viene da chiedersi se tali ipotesi siano fondate oppure no. La risposta ci viene fornita dagli autori del General Aggression Model (GAM) insieme allo psicologo  Chris Ferguson. I primi elaborano una teoria secondo la quale l’esposizione a giochi violenti alimenta pensieri e comportamenti aggressivi ma nello stesso tempo, alimenta dubbi in merito all’aumento del livello di proattività. Di tutt’altro genere, la teoria emessa dallo psicologo Fergurson il quale sostiene che la violenza è una componente che fa parte di predisposizioni biologiche e genetiche, quindi, da soli i media non ne sono responsabili. Essi infatti possono influenzare chi già è predisposto a simili reazioni e non tutti come si pensa erroneamente. L’agitazione prodotta nei ragazzi è soltanto energia per raggiungere l’obiettivo, il quale, se raggiunto si tramuta in fierezza, altrimenti in un senso di frustrazione derivante dalla perdita.

Inoltre, secondo lo studio del ricercatore Daphne Bavelier è stato scoperto che i videogiochi d’azione e sparatutto potenziano alcune abilità cognitive tra cui: acuità visiva, attenzione divisa e memoria a breve termine.

Un importante chiarimento che fa luce su un problema sempre discusso ma mai approfondito.

Lascia un commento